Dal libro di Marilia Albanese Lo Yoga:
Tra i reperti archeologici trovati nella vasta area della civiltà della valle dell’Indo, nel secondo millennio a.C. alcuni sembrano collegarsi all’ambito delle pratiche yoga.
Sono stati ritrovati un gran numero di “sigilli”in maggior parte di steatite con dimensioni dai due ai tre cm. Tra le figure umane predomina la Grande Dea o Dea Madre, rappresentata nuda, con le corna, sotto un’albero di ficus, e associata quindi alla fertilità.
Il compagno della Dea, rappresentato su un sigillo nella tipica posizione a gambe incrociate tanto usata nello yoga, è circondato da diversi animali e per alcuni studiosi è stato identificato come Shiva.
Alcune statuine di terracotta sembrano raffigurare individui in atteggiamenti che fanno supporre la conoscenza e la pratica di tecniche psicofisiche per raggiungere la padronanza del corpo, della mente e delle energie vitali, in un anticipo dello yoga.
Nel periodo vedico denominato così da una letteratura sacra i Veda, già composta nel 1500 a.C. numerosi sono i riferimenti ad una rigorosa disciplina fisica che domina il corpo attraverso dure pratiche ascetiche e permette l’acquisizione di vasti poteri.
E’ soprattutto nella Bhagavadgita, il Canto del Beato che il vocabolo yoga ricorre con ampia significato.
Testi di fondamentale importanza sono gli Yogasutra, gli Aforismi dello Yoga, dove l’autore Patanjali tramite delle frasi molto sintetiche esprime concetti complessi
L’opera è divisa in quattro libri, il primo è dedicato alla descrizione delle varie fasi che portano al samadhi, lo stato di estasi che corona il difficile percorso dello yoga, il secondo spiega come condurre la pratica ascetica attraverso otto stadi che costituiscono l’ashtangayoga, il terzo elenca le siddhi cioè i poteri paranormali che insorgono durante il cammino spirituale e il quarto descrive lo stato di isolamento, dove il principio spirituale realizza la sua indipendenza e separazione dal principio materiale.
Questa breve descrizione dell’origine dello yoga mostra quanto sia antica questa disciplina, disciplina che era prettamente maschile e la donna trovava una collocazione in due ambiti ben precisi: quello devozionale, in cui la Shakti, il potere della manifestazione, è femminile, per questo le divinità femminili rappresentano simbolicamente la coscienza divina operante a tutti i livelli dell’universo. E quello dell’ambito tantrico, in quanto nel tantrismo la donna rappresenta la compagna/strumento indispensabile all’uomo nei rituali in quanto incarna il mistero della creazione, la Shakti, che è la energia divina personificata. Appunto nei culti tantrici si ritiene che ogni donna sia pervasa dalla Shakti, quell’energia divina che rende possibile le trasformazioni nel cosmo, risultando così più potente dell’uomo. Conseguenza di ciò è che la donna è considerata un “messaggero” del divino una “via” di accesso all’unione di Dio o alla beatitudine, o comunque a uno stato di coscienza superiore.
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Alcune statuine di terracotta sembrano raffigurare individui in atteggiamenti che fanno supporre la conoscenza e la pratica di tecniche psicofisiche per raggiungere la padronanza del corpo, della mente e delle energie vitali, in un anticipo dello yoga.
Nel periodo vedico denominato così da una letteratura sacra i Veda, già composta nel 1500 a.C. numerosi sono i riferimenti ad una rigorosa disciplina fisica che domina il corpo attraverso dure pratiche ascetiche e permette l’acquisizione di vasti poteri.
E’ soprattutto nella Bhagavadgita, il Canto del Beato che il vocabolo yoga ricorre con ampia significato.
Testi di fondamentale importanza sono gli Yogasutra, gli Aforismi dello Yoga, dove l’autore Patanjali tramite delle frasi molto sintetiche esprime concetti complessi
L’opera è divisa in quattro libri, il primo è dedicato alla descrizione delle varie fasi che portano al samadhi, lo stato di estasi che corona il difficile percorso dello yoga, il secondo spiega come condurre la pratica ascetica attraverso otto stadi che costituiscono l’ashtangayoga, il terzo elenca le siddhi cioè i poteri paranormali che insorgono durante il cammino spirituale e il quarto descrive lo stato di isolamento, dove il principio spirituale realizza la sua indipendenza e separazione dal principio materiale.
Questa breve descrizione dell’origine dello yoga mostra quanto sia antica questa disciplina, disciplina che era prettamente maschile e la donna trovava una collocazione in due ambiti ben precisi: quello devozionale, in cui la Shakti, il potere della manifestazione, è femminile, per questo le divinità femminili rappresentano simbolicamente la coscienza divina operante a tutti i livelli dell’universo. E quello dell’ambito tantrico, in quanto nel tantrismo la donna rappresenta la compagna/strumento indispensabile all’uomo nei rituali in quanto incarna il mistero della creazione, la Shakti, che è la energia divina personificata. Appunto nei culti tantrici si ritiene che ogni donna sia pervasa dalla Shakti, quell’energia divina che rende possibile le trasformazioni nel cosmo, risultando così più potente dell’uomo. Conseguenza di ciò è che la donna è considerata un “messaggero” del divino una “via” di accesso all’unione di Dio o alla beatitudine, o comunque a uno stato di coscienza superiore.
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